Der fliegende Holländer

Roman Brogli-Sacher
Coro del Circuito Lirico Lombardo
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Date/Location
1 December 2013
Teatro Grande Brescia
Recording Type
  live  studio
  live compilation  live and studio
Cast
DalandPatrick Simper
SentaElena Nebera
ErikKor-Jan Dusseljee
MaryNadiya Petrenko
Der Steuermann DalandsGabriele Mangione
Der HolländerThomas Hall
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Sognando il primo volo dell’Olandese Vola davvero, su un’aeronave a vapore, l’Olandese sognato da Senta, operaia tessile nel mondo gretto e grigio immaginato dal regista Federico Grazzini per la prima assoluta del capolavoro wagneriano al Grande di Brescia. E vola verso il successo in un esordio felicissimo, grazie al perfetto equilibrio della produzione, all’efficacia di regia, direzione (Roman Brogli-Sacher), orchestra, coro e cast, capitanato da Thomas Hall nel ruolo eponimo.

BRESCIA, 1 dicembre 2013 – Poter assistere alla prima assoluta di un grande capolavoro di repertorio ed esserne consapevoli sembra un paradosso irrealizzabile, ma, per quanto possa apparire incredibile, Der fliegende Holländer non è mai stato rappresentato prima d’ora al Teatro Grande di Brescia e il sogno può avverarsi. C’è trepidazione per il debutto in sé e per la coscienza dell’importanza e del valore dell’opera tenuta a battesimo, quasi un pizzico di commozione, mentre agli interpreti è affidata una responsabilità forse insignificante agli occhi del mondo e di fronte a centosettant’anni di storia, ma capitale nella storia musicale – non proprio secondaria – della città di Luca Marenzio e Arturo Benedetti Michelangeli. Un insieme di affetti e sensazioni che trovano appagamento in un’esecuzione davvero ben pensata e realizzata in tutte le sue componenti.

Di fronte a questa prima esecuzione wagneriana, c’era naturalmente una certa apprensione per la resa del coro e dell’orchestra, adusi a tutt’altro repertorio e qui chiamati a un grande impegno. Il complesso preparato da Antonio Greco, soprattutto, si rivela perfino sorprendente, supera se stesso con un corpo vocale che pare superiore al numero effettivo degli elementi sul palco, è preciso e scenicamente efficace, un vero e proprio personaggio oltre che una notevole presenza musicale. Poco importa, allora, se gli interventi esterni dell’equipaggio dell’Olandese sono registrati: un escamotage accettabile, in questo caso, e ben realizzato.

Dall’orchestra dei Pomeriggi musicali non si pretendeva lo spolvero timbrico e virtuosistico delle grandi compagini internazionali, ma ugualmente siamo rimasti piacevolmente colpiti per la qualità della prestazione, efficacissima anche grazie alla sicurezza e alla sensibilità della bacchetta di Roman Brogli-Sacher. Il maestro svizzero sceglie infatti saggiamente una visione lirica, attenta alle radici più che agli esiti ultimi della poetica (e, soprattutto, della prassi) wagneriana, con alcuni pianissimi e rallentando d’indubbia suggestione. Sicuramente la sua è una concertazione pragmatica, concepita per la miglior resa possibile con i mezzi e le peculiarità pratiche di un allestimento itinerante di settimana in settimana fra diversi teatri; è tuttavia anche una concertazione intelligente, che lascia ben intendere una riflessione artistica alla base di ogni scelta musicale. Attento al canto e all’articolazione della parola, crea un’ottima simbiosi anche con gli artisti sul palcoscenico, fra i quali spicca Thomas Hall, già applaudito come Holländer a Bologna pochi mesi fa e che qui conferma la sua affinità al ruolo. La figura è quella giusta, la parola ben scandita, l’accento pertinente, la vocalità solida (come tenuta complessiva ancor superiore qui rispetto alla produzione felsinea), il personaggio ben a fuoco. Senza dubbio la scelta giusta, forse la migliore possibile, per il debutto dell’opera al Grande.

Un po’ meno convincente la Senta di Elena Nebera, che parte in sordina con una ballata piuttosto opaca, poi si rinfranca e il registro acuto scocca puntuale, anche se la tendenza a spingere penalizza talora musicalità e precisione. Nel complesso, comunque, il personaggio è emerso con efficacia, così come quello di Erik, recitato assai bene da Kor-Jan Dusseljee (impegnato un anno fa, nello stesso ruolo, anche a Torino): il tenore olandese non sarà un prodigio di legato, né incanta per il fraseggio suadente, ma sa imporre la sua personalità, con tratti anche perentori. Il Daland di Patrick Simper, con un canto pertinente, strizza l’occhio con bonomia agli aspetti comici del marinaio norvegese più che ai sottintesi sociali della sua capitalistica vanità, ma lo fa iscrivendosi perfettamente anch’egli in una messa in scena che delinea alla perfezione ogni carattere, anche quello dello Steuermann (Gabriele Mangione, l’unico italiano fra i protagonisti, già avvezzo al ruolo in cui esibisce uno squillo naturale cui purtroppo la tecnica non permette ancora di sciogliersi in una cantabilità che lo faccia approdare a parti di maggior respiro) e di Mary (Nadiya Petrenko). Federico Grazzini ha infatti confermato la sua perfetta padronanza teatrale orchestrando uno spettacolo in cui la recitazione è curata nel dettaglio, in cui nulla avviene per caso e tutto ha un senso e una motivazione. Siamo negli anni ’50 (Wagner stesso non inserisce alcun riferimento temporale nel suo libretto) e Senta è un’operaia tessile sognatrice corteggiata dalla rude guardia giurata della fabbrica, uno di quegli uomini che pensano di poter risolvere qualunque problema estraendo una pistola. Nel cupo scenario senza orizzonti di una città portuale industriale, il sogno assume contorni steampunk, giacché il Vascello fantasma è una sorta di aeronave a vapore che pare uscita dalla fantasia di qualche romanziere o disegnatore ispirato alla fantascienza vittoriana. L’Olandese volante vola davvero e si manifesta anche nelle ottime luci di Pasquale Mari e nelle raffinate proiezioni di Luca Scarzella, che completano alla perfezione, fra realismo e tratti visionari, con la giusta attenzioen al protagonismo dell’elemento marino, le scene efficientissime di Andrea Belli e i concreti costumi di Valeria Donata Bettella.

Il sogno in questo mondo di profitto ha vita breve, e Senta si sacrifica sparandosi con la pistola di Erik, raggiunta poi dall’Olandese che si dissolve semplicemente accasciandosi accanto a lei per l’eternità: il sogno di Senta muore con lei. Si spegne così per la prima volta nella splendida sala del Grande il sublime finale del primo capolavoro del canone wagneriano; si spegne in un intenso affollarsi d’emozioni per un evento ripagato da una rappresentazione assolutamente all’altezza, che ha anche superato le aspettative. E, ora, fra gli applausi meritati e festosi (e non ne avrà a male Wagner se talvolta sono esplosi anche a scena aperta), per una chiusura di stagione davvero pirotecnica non ci resta che attendere l’altro illustrissimo debutto bresciano di quest’anno, quello di Tancredi.

Roberta Pedrotti | Brescia, Der fliegende Holländer, 1/12/2013

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Technical Specifications
192 kbit/s CBR, 44.1 kHz, 201 MByte (MP3)
Remarks
In-house recording
A production by Federico Grazzini